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giovedì 29 maggio 2014

"Scusate, vi mostriamo immagini orribili perchè non si possono ignorare". Davvero?

La vecchia dinamica del "se non sarò io a farlo, sarà di certo qualcun altro, allora meglio che sia io!" colpisce ancora. 

"Ci scusiamo in anticipo, ma non si può ignorare" si legge su un post di Facebook dell'Huffington Post.

La notizia è quella di due cuginette di 14 e 15 anni, stuprate e uccise tramite impiccagione da un branco i uomini nel villaggio indiano di Katra. A non poter essere ignorate sono le foto scioccanti (tanto da dover provocare delle scuse in anticipo) dei due piccoli corpi appesi ad un albero.

Ma chi decide se si può ignorare o meno questo fatto? E soprattutto, chi decide se la notizia SENZA foto cruenta è più o meno "vendibile"?
Facendo un rapido giro in rete si nota che molti altri siti hanno riportato la notizia senza allegare la foto dei due corpi impiccati.

Immagine sicuramente fortissima, esplicativa, se si considera anche la presenza della folla che ha deciso di protestare contro le istituzioni locali. Folla che ha impedito la rimozione dei cadaveri, chiedendo che giustizia venisse fatta. Fino alla denuncia dei presunti colpevoli (di cui due sono poliziotti).

Il dubbio rimane: se le immagini forti sono riportate "per dovere di cronaca" (con la chiosa: beh, le hanno diffuse le più grandi agenzie fotografiche...) allora che senso ha scusarsi? Il dovere di cronaca non può essere una foglia di fico dietro la quale nascondere la volontà di arrivare prima degli altri o in modo più d'impatto.

Quello che alla fine del ragionamento mi chiedo è se ci sia davvero il bisogno di fare notare che non c'è necessità reale di mostrare il corpicino impiccato di una bambina o di un bambino per dare la notizia e giustificare la condanna di un crimine inammissibile a qualsiasi latitudine.

E, se ce n'è bisogno, significa che ancora una volta come esseri umani ci sentiamo obbligati a farci sbattere in faccia l'orrore per smuoverci dal torpore. Per quei trenta secondi della lettura di un articolo online.

lunedì 4 novembre 2013

Dai Comics alle foto, dai social al mercato che punta (troppo) ai minori

Cosplay in via d'estinzione (Dragonball è vecchiotto...)
Le foto ormai si fanno con i telefonini. Anche Lucca Comics 2013 ha dato indicazioni significative: ho visto scattare molte più foto con smartphone e telefoni anche meno smart che con macchine fotografiche vere e proprie. Non parliamo poi delle 'compatte', che sembrano in via d'estinzione. Il dato che mi porta a buttar giù queste righe è l'impressionante quantità di bambini che ho visto con il proprio cellulare o tablet alla mano fare istantanee ai tizi vestiti come i propri beniamini della tv e dei fumetti. Erano tanti, davvero tanti - e credo le postassero direttamente sul web. 
 
Credetegli. E' il Dottore.
Non deve stupire se la nuova frontiera per i social network è quella del pubblico e degli utenti underage: i minori – certo non meno competenti dei “maggiori” nell'utilizzo della tecnologia – sono il target che (abbastanza chiaramente) rappresenta una manna dal cielo per le indagini di mercato, l'indicazione di nuove tendenze, la vendita di prodotti a cui i genitori non possono dire no, ma anche per l'imposizione di modelli e di prodotti di consumo e tutte quelle cose che poi se inizio a elencarle divento noioso.

E' di pochi giorni la notizia che Facebook ha aperto tutte le funzioni di condivisione di contenuti – e di rimando accesso ai dati – degli iscritti al di sotto dei 18 anni, che rappresentano una fetta importantissima di utilizzatori totali. Guarda caso, dopo che le operazioni economiche del social si sono fatte più serie, e che ognuno di noi, con le sue informazioni personali accessibili, rappresenta un guadagno medio di oltre un dollaro e mezzo per la società di Zuckerberg. Nota a margine: contro le sue stesse regole, FB conta quasi 8 milioni di utenti al di sotto dei 13 anni, di cui 5 milioni sotto i 10 anni... Twitter aveva già impostato la rotta, con un utilizzo più libero fin dal principio, ma con la foglia di fico varata oltre un anno fa dei “contenuti per adulti” filtrati e inaccessibili dagli innocenti. Certo, con un sistema di catalogazione di partenza fumoso e... oh, insomma, a queste muraglie non crede nessuno. Come se aggirare questo tipo di protezioni, in internet, non fosse facile come parlar male di Justin Bieber. E poi, cosa cataloghiamo come contenuto per adulti se persino la musica, prodotto universale il cui target si abbassa sempre più e accessibile a chiunque, ha dei video (linkati, postati, visualizzati a milioni) che farebbero rabbrividire la nostra Samatha Fox dei tempi d'oro... e senza alcun filtro? 
 
L'innocenza (anni '80)
Vabbè, torno a bomba al punto. I bambini non sono stupidi, capiscono quello che vedono e quello che utilizzano. Però, come noi, più di noi, hanno bisogno di capire come farlo senza mettersi a rischio. E qui, noia della noia, entra in campo l'educazione. La stessa educazione che manca persino e pericolosamente soprattutto a noi grandicelli: leggere, informarsi, approfondire, capire, prima di spuntare quel dannato "ACCETTO" e installare/accedere/cedere.

L'innocenza, adesso.
Quando a Lucca ho visto un piccolo Orko contemplare innocente le grazie generosamente in esposizione di una procace cosplayer, ho riflettuto: quel piccolo, cresciuto con i dvd di He-Man del babbo (non ho voluto credere che sia stato fatto vestire a calcagnate come un personaggio che non passa in tv da vent'anni) non vedeva esattamente le stesse cose che vediamo noi. Per lui quella ragazza è il personaggio che interpreta, più o meno ben calato nella realtà, per un giorno o qualche istante solo.
Poi, beh, non nascondiamoci dietro un dito: scoprirà sicuramente prima di quanto abbiamo fatto noi quanto siano belle e utili quelle grazie. Ma ormai questo è un processo irreversibile e non starò qua a fare il bacchettone, perchè non ha senso. 

Orko!
I problemi, come al solito, non sono quelli immediatamente additabili (i bambini troppo svegli, la gente che va a giro con le cosce in bella vista, i social stronzi e approfittatori, i video volgarotti di Rihanna): tutto sta nel come noi inquadriamo la questione e permettiamo l'accesso/la percezione/la comprensione di quello che i piccoli hanno intorno. Nessuna repressione o ramanzina o nocchino sulla testa sostituirà una buona educazione di base. E se mentre lo scrivo mi sembra l'acqua calda... vorrei piovesse acqua calda ogni tanto.
Educazione anche per l'utilizzo di un telefonino, di un social o di un'app, innanzitutto. E allora non stiamo a scandalizzarci in modo ipocrita per lo sfruttamento intellettuale ed emotivo dei minori, cerchiamo piuttosto in prima persona di dare qualche indicazione decente a quelli che devono crescere non solo fisicamente, magari proteggendoli dal bombardamento di merda (sotto forma di spot, offerte, giochi, chat, policy e via discorrendo). 
 
Che poi spesso non ci sia più la voglia e la capacità di dare un'educazione come si deve da parte delle 'nuove leve' genitoriali che tanto criticano i propri vecchi, beh, questo è un altro (e forse troppo ampio) discorso...
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