La vecchia dinamica del "se non sarò io a farlo, sarà di certo qualcun altro, allora meglio che sia io!" colpisce ancora.
"Ci scusiamo in anticipo, ma non si può ignorare" si legge su un post di Facebook dell'Huffington Post.
La notizia è quella di due cuginette di 14 e 15 anni, stuprate e uccise tramite impiccagione da un branco i uomini nel villaggio indiano di Katra. A non poter essere ignorate sono le foto scioccanti (tanto da dover provocare delle scuse in anticipo) dei due piccoli corpi appesi ad un albero.
Ma chi decide se si può ignorare o meno questo fatto? E soprattutto, chi decide se la notizia SENZA foto cruenta è più o meno "vendibile"?
Facendo un rapido giro in rete si nota che molti altri siti hanno riportato la notizia senza allegare la foto dei due corpi impiccati.
Immagine sicuramente fortissima, esplicativa, se si considera anche la presenza della folla che ha deciso di protestare contro le istituzioni locali. Folla che ha impedito la rimozione dei cadaveri, chiedendo che giustizia venisse fatta. Fino alla denuncia dei presunti colpevoli (di cui due sono poliziotti).
Il dubbio rimane: se le immagini forti sono riportate "per dovere di cronaca" (con la chiosa: beh, le hanno diffuse le più grandi agenzie fotografiche...) allora che senso ha scusarsi? Il dovere di cronaca non può essere una foglia di fico dietro la quale nascondere la volontà di arrivare prima degli altri o in modo più d'impatto.
Quello che alla fine del ragionamento mi chiedo è se ci sia davvero il bisogno di fare notare che non c'è necessità reale di mostrare il corpicino impiccato di una bambina o di un bambino per dare la notizia e giustificare la condanna di un crimine inammissibile a qualsiasi latitudine.
E, se ce n'è bisogno, significa che ancora una volta come esseri umani ci sentiamo obbligati a farci sbattere in faccia l'orrore per smuoverci dal torpore. Per quei trenta secondi della lettura di un articolo online.
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giovedì 29 maggio 2014
lunedì 4 novembre 2013
Dai Comics alle foto, dai social al mercato che punta (troppo) ai minori
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| Cosplay in via d'estinzione (Dragonball è vecchiotto...) |
Le foto ormai si
fanno con i telefonini. Anche Lucca Comics 2013 ha dato indicazioni
significative: ho visto scattare molte più foto con smartphone e
telefoni anche meno smart che con macchine fotografiche vere e
proprie. Non parliamo poi delle 'compatte', che sembrano in via
d'estinzione. Il dato che mi porta a buttar giù queste righe è
l'impressionante quantità di bambini che ho visto con il proprio
cellulare o tablet alla mano fare istantanee ai tizi vestiti come i
propri beniamini della tv e dei fumetti. Erano tanti, davvero tanti - e credo le postassero direttamente sul web.
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| Credetegli. E' il Dottore. |
Non deve stupire se
la nuova frontiera per i social network è quella del pubblico e
degli utenti underage: i minori – certo non meno competenti dei
“maggiori” nell'utilizzo della tecnologia – sono il target che
(abbastanza chiaramente) rappresenta una manna dal cielo per le
indagini di mercato, l'indicazione di nuove tendenze, la vendita di
prodotti a cui i genitori non possono dire no, ma anche per
l'imposizione di modelli e di prodotti di consumo e tutte quelle cose
che poi se inizio a elencarle divento noioso.
E' di pochi giorni
la notizia che Facebook ha aperto tutte le funzioni di condivisione
di contenuti – e di rimando accesso ai dati – degli iscritti al
di sotto dei 18 anni, che rappresentano una fetta importantissima di
utilizzatori totali. Guarda caso, dopo che le operazioni economiche
del social si sono fatte più serie, e che ognuno di noi, con le sue
informazioni personali accessibili, rappresenta un guadagno medio di
oltre un dollaro e mezzo per la società di Zuckerberg. Nota a
margine: contro le sue stesse regole, FB conta quasi 8 milioni di
utenti al di sotto dei 13 anni, di cui 5 milioni sotto i 10 anni...
Twitter aveva già impostato la rotta, con un utilizzo più libero
fin dal principio, ma con la foglia di fico varata oltre un anno fa
dei “contenuti per adulti” filtrati e inaccessibili dagli
innocenti. Certo, con un sistema di catalogazione di partenza fumoso
e... oh, insomma, a queste muraglie non crede nessuno. Come se
aggirare questo tipo di protezioni, in internet, non fosse facile
come parlar male di Justin Bieber. E poi, cosa cataloghiamo come
contenuto per adulti se persino la musica, prodotto universale il cui
target si abbassa sempre più e accessibile a chiunque, ha dei video
(linkati, postati, visualizzati a milioni) che farebbero rabbrividire
la nostra Samatha Fox dei tempi d'oro... e senza alcun filtro? ![]() |
| L'innocenza (anni '80) |
Vabbè, torno a
bomba al punto. I bambini non sono stupidi, capiscono quello che
vedono e quello che utilizzano. Però, come noi, più di noi, hanno
bisogno di capire come farlo senza mettersi a rischio. E qui, noia
della noia, entra in campo l'educazione. La stessa educazione che
manca persino e pericolosamente soprattutto a noi grandicelli: leggere, informarsi, approfondire, capire, prima di spuntare quel dannato "ACCETTO" e installare/accedere/cedere.
![]() |
| L'innocenza, adesso. |
Quando a Lucca ho
visto un piccolo Orko contemplare innocente le grazie generosamente
in esposizione di una procace cosplayer, ho riflettuto: quel piccolo,
cresciuto con i dvd di He-Man del babbo (non ho voluto credere che
sia stato fatto vestire a calcagnate come un personaggio che non
passa in tv da vent'anni) non vedeva esattamente le stesse cose che
vediamo noi. Per lui quella ragazza è il personaggio che interpreta,
più o meno ben calato nella realtà, per un giorno o qualche istante
solo.
Poi, beh, non
nascondiamoci dietro un dito: scoprirà sicuramente prima di quanto
abbiamo fatto noi quanto siano belle e utili quelle grazie. Ma ormai
questo è un processo irreversibile e non starò qua a fare il
bacchettone, perchè non ha senso.
![]() |
| Orko! |
I problemi, come al solito, non
sono quelli immediatamente additabili (i bambini troppo svegli, la gente che va a
giro con le cosce in bella vista, i social stronzi e approfittatori,
i video volgarotti di Rihanna): tutto sta nel come noi inquadriamo la
questione e permettiamo l'accesso/la percezione/la comprensione di
quello che i piccoli hanno intorno. Nessuna repressione o ramanzina o
nocchino sulla testa sostituirà una buona educazione di base. E se
mentre lo scrivo mi sembra l'acqua calda... vorrei piovesse acqua
calda ogni tanto.
Educazione anche
per l'utilizzo di un telefonino, di un social o di un'app,
innanzitutto. E allora non stiamo a scandalizzarci in modo ipocrita
per lo sfruttamento intellettuale ed emotivo dei minori, cerchiamo
piuttosto in prima persona di dare qualche indicazione decente a
quelli che devono crescere non solo fisicamente, magari proteggendoli
dal bombardamento di merda (sotto forma di spot, offerte, giochi,
chat, policy e via discorrendo).
Che poi spesso non
ci sia più la voglia e la capacità di dare un'educazione come si
deve da parte delle 'nuove leve' genitoriali che tanto criticano i
propri vecchi, beh, questo è un altro (e forse troppo ampio)
discorso...
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