Dopo la conclusione di True Detective (vedi qui) non potevo esimermi dal rimembrare quelli che sono stati i finali delle serie tv che più ci hanno lasciati basiti, interdetti e/o incazzati. Certo, anche qui bisogna operare un distinguo: ci sono stati finali che sono stati pianificati, preparati e pensati così come sono stati girati e abbiamo visto, altri invece indotti o rimasti "in sospeso" a causa della repentina chiusura/cancellazione della serie stessa.
Voglio prendere in considerazione il primo caso: quello cioè in cui gli autori, con tutto il tempo a disposizione per meditare e capire come concludere serie amate dal pubblico, hanno deciso di farlo in modo quantomeno controverso.
Trattandosi di un post sui finali, inutile ribadire l'ovvio SPOILER ALERT.
X-FILES
L'agonia di questa serie è leggendaria solo quanto la strepitosa qualità delle sue prime stagioni: dalla sesta (guarda caso preceduta dal primo, inconcludente film per il cinema diretto dal creatore Chris Carter), che deraglia lasciando quasi da parte la mitologia e diventando una sitcom fantasy, fino alla nona e conclusiva, assistiamo a dei WTF da antologia, anche se, va detto, ci sono sempre dei momenti e degli episodi che riscattano il polpettone in cui si stava finendo. Certo, X-Files, con i suoi continui e stratificati misteri fittissimi, il suo vedo-non-vedo e dico-non-dico, il suo irritante tira e molla sugli alieni tirati in ballo solo quando utili a creare un po' di tensione, è stato il precursore di Lost in quanto ad impossibilità di chiudere il cerchio fornendo risposte soddisfacenti a quanto costruito. Mulder e Scully hanno vissuto praticamente 10 vite in una nell'arco di pochi anni: chiaro dunque che, al termine della nona e ultima serie, i fan siano rimasti senza ben oltre la metà delle risposte alle domande in sospeso. Dopotutto, quando hai visto cloni, gente che muore due volte e resuscita, malattie che vanno e vengono, sparizioni e apparizioni, non è che riesci più a prendere per credibile quello che viene detto. Una sola soddisfazione: l'Uomo che fuma, il Darth Vader della situazione, perlomeno se ne va col botto. A rileggere oggi quello che scrivevano all'epoca i fan, mi viene da piangere ^__^
LOST
(Risata forte, fortissima, isterica, folle)
L'unica serie che finisce esattamente come chiunque aveva ipotizzato dopo i primi episodi.
Dalle serie: "Ciccio, è impossibile spiegare in maniera plausibile tutte 'ste stronzate: tiriam fuori la spiegazione metaforico-trascendentale al cartoccio con contorno di good vs. evil arrosto, che va bene per tutte le stagioni". Una serie che è un tripudio e un trionfo dell'affabulazione e dell'intrattenimento per accumulo, partorita da una writing room di nerd attenti ad ogni microscopico incastro che partisse da una base assolutamente inspiegabile e incomprensibile. Lost è stata la quintessenza, del "che ti frega, ficca dentro che fa brodo" ad altissimo livello, un modo di fare che però mai si è avvicinato alle bizzarrie affascinanti di un David Lynch (ma so che è sparare in alto) pur funzionando alla grandissima per quel lasso di tempo in cui ha tenuto botta. Però, alla resa dei conti, ha calato le braghe. E 'sta gente ce la siamo ritrovata su Star Trek (diventato il Bayside School nello spazio) e quell'indecenza di Prometheus (urgh, i conati di vomito). Aiuto.
TWIN PEAKS
E qualcuno dirà: alt! La serie è stata cancellata in corso d'opera per gli ascolti precipitati a picco, quindi non vale come finale "compiuto". Vero, ma è vero anche che David Lynch, Mark Frost & soci ebbero tutto il tempo per scrivere e riscrivere l'episodio finale (il 22 della seconda stagione, altresì detto il 29 della serie completa). Quello che è uscito fuori invece è lo sberleffo finale di un autore troppo autore e troppo cinematografico per stare in tv, un David Lynch che scatenò la sua anima visionaria ed ermetica negli ultimi minuti all'interno dell'infernale Loggia Nera, ancora oggi incubo di molti spettatori. Il nano ballerino che parla al contrario, il gigante, BOB, Laura Palmer innocente e poi demoniaca, Windom Earle il nemico giurato dell'angelico agente Dale Cooper, profezie, possessioni, morti e sparizioni: di tutto e di più per un calderone che ha agitato le notti a venire dei fan. E naturalmente, Lynch decise di concludere con il cliffhanger irrisolto che ha provocato più infarti, traumi e incazzature nella storia della televisione.
"Fottetevi", ci ha detto Lynch, "Nella realtà il male vince". Come ha poi confermato anche con il successivo film Fuoco cammina con me, del quale ricordo pochissimo, se non David Bowie che balla e dice frasi sconnesse, l'uomo senza un braccio che manda affanculo gente a caso, e una conclusione che ri-azzerava tutto. Anche qui Lynch è stato un genio: la pellicola era un prequel che era al tempo stesso un sequel . Un elegantissimo e colto modo di prendere per il culo onestamente il pubblico ingrato.
Appuntamento alla seconda puntata, dove - sì, certo - si parlerà anche della adorata serie tv dei Soprano e della sua conclusione, che probabilmente è davvero quella più controversa, dibattuta e amata/odiata della storia delle serie tv.
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giovedì 13 marzo 2014
mercoledì 12 marzo 2014
Serial writer: True Detective, come va a finire una serie già di culto
ATTENZIONE:
leggere solo se avete visto TUTTA la serie “True Detective”
Non
rovinatevi il finale, gente!
***
Ne
avevo già scritto qui dopo il primo episodio. Sembra passato
pochissimo, e invece siamo già alla fine degli otto episodi della
celebrata serie tv della HBO True Detective.
E
che finale. Come nella migliore tradizione delle serie “culto”
della tv, TD ci saluta con un episodio conclusivo che lascia molti
punti di sospensione e smentisce ogni possibile previsione.
La
prima nota che sento di dover fare è: solo io ho pensato che questo
episodio sia quasi un corpo alieno nella serie e che potrebbe quasi
essere un cortometraggio a sè stante? Diamine, se includiamo anche il
recap iniziale abbiamo: dialoghi che squadernano in modo preciso il
rapporto tra i protagonisti, l'indagine che arriva ad una svolta con
un indizio che non c'entra nulla con le indagini svolte in
precedenza, una velocissima procedura che porta all'individuazione
del colpevole, la caccia al colpevole, lo scontro finale, lo
scioglimento e i saluti. Insomma, un mini-film compiuto.
Certo,
una volta terminato il gioco degli incastri temporali e dei
disvelamenti menzogne raccontate-verità mostrata la serie ha perso
un po' di appeal. Era chiaro che lo scrittore (non uso questo termine
a caso, adesso ci torno) Nic Pizzolatto non era interessato allo
schema del whodunnit e al colpo di scena sul colpevole, ma creare
semplicemente un lungo percorso di (de)formazione e redenzione dei
protagonisti. Lo fa in maniera piuttosto esplicita e incurante degli
stessi misteri che ha fomentato per lunghi tratti negli episodi
precedenti: la gestione di questi ultimi minuti dimostra come
l'autore sia stato posseduto dal demone della “letterarietà” e
molto meno da quello del “genere” di appartenenza, sia esso noir,
poliziesco, horror.
Lovecraft,
Dante, Chambers, la Genesi: Pizzolatto ha voluto lavorare da solo
alle oltre 500 pagine dello script della serie, ci ha infilato
moltissime ossessioni personali, in modo evidente, e ripensando a
True Detective nel suo complesso emerge tutta questa autorialità,
inedita finora in tv, che è sia un punto di forza che un evidente
limite.
Se
TD è infatti molto coeso e coerente, manca forse di qualche finezza
e alla fine le sbavature che un occhio esterno poteva correggere e
sottolineare possono inficiare il risultato globale. I
misteri accennati e abbandonati, le false piste seminate per poi
disinteressarsene, i dettagli scioccanti (e chi si dimentica più la
figlia di Hart che mette in scena uno stupro con le bambole?) senza
alcun seguito... tutti elementi che contribuiscono all'atmosfera
unica, affascinante e anche malsana della serie, certo, ma che
finiscono per lasciare con un po' di amaro in bocca.
Non
si deve rimanere abbagliati dalle prestazioni maiuscole degli attori
e produttori Matthew McConaughey (osannatissimo, e ci sta) e Woody
Harrelson (eccelso, che rischia al solito di finire in secondo piano)
o dalla regia elegante, precisa e avvolgente di Cary Fukunaga: True
Detective è principalmente figlia del suo scrittore, che ha
trasferito gran parte di se stesso in Rust Cohle e Martin Hart, due
caratteri precisi e umanissimi, antitetici ma speculari e bisognosi
l'uno dell'altro. Con un vero, unico, grande, detective.
Non
sorprende quindi la superficiale e sbrigativa trattazione dei
personaggi femminili, che solo con Michelle Monaghan-Maggie trovano
un reale carattere tridimensionale e di un certo spessore, sebbene
spesso bistrattato solo in funzione di far risaltare il lato oscuro
del “regular guy” Martin Hart. Il resto sono bambine abusate,
figlie disfunzionali, prostitute, libertine (sebbene con carattere,
vedi la troppo breve apparizione di Alexandra Daddario) scritte forse
con tratti troppo sommari.
Questo vale anche per il resto dei
personaggi maschili, figure poco attraenti e interessanti perchè mai
davvero dotate di autonomia e vita. I colleghi del dipartimenti, i
capi, i cattivi, i poliziotti che interrogano nel presente Rust e
Martin: tutto viene fagocitato e spazzato via dalla dimensione
archetipica e centripeta dei due protagonisti assoluti che, a scanso
di equivoci, sono trattati talmente bene in sede di scrittura nella
loro parabola da giustificare la visione anche solo per questo.
Insomma,
Pizzolatto ha fatto un ottimo lavoro, ha creduto moltissimo nelle sue
capacità e ha vinto la scommessa: gli si perdonano anche certe
leggerezze che soprattutto sul finale hanno lasciato un po' di
perplessità. Va bene il vortice infernale dantesco in una visione
che è anche metafora dell'esistenza, ma uno showdown cruento e
cartoonesco come quello che abbiamo visto lo poteva scrivere un
ragazzino di 18 anni in pieno delirio pulp. E forse contrasta col tono del resto della serie. Ma ripeto, la visione dell'autore va
rispettata e goduta per quello che è. Persino Rust Cohle, il Michael
Jordan dei figli di puttana, che abbandona alla fine un po' del suo tormento ed
esce a riveder le stelle: “La luce sta vincendo”. Certo, là
fuori ci sono ancora molti stupratori di bambini, persino della
stessa cricca a cui i due stavano dando la caccia.
Ma
True Detective è stata una personale odissea di due uomini alla
ricerca di un senso alla propria esistenza e a quel mondo paludoso
che li circonda, e non un procedural qualsiasi, non un noir
esistenziale, non un'ordalia horror sui serial killer.
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