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lunedì 28 aprile 2014

Nymphomaniac vol.2: poco Von Trier e troppa "persona non grata"

Nella recensione del volume uno avevo definito Nymphomaniac “una grande operazione di marketing”. Lars Von Trier porta fino in fondo questa definizione con il volume due, ma nel senso peggiore. Ovvero, di questa opera ci rimarrà solo il ricordo del marketing (e la noia delle versioni uncut, ormai pratica vecchia come il cucco), perchè di cinema o di qualsiasi cosa serva a dare dignità ad un'opera cinematografica, qui non c'è quasi traccia. Tutto quanto di buono costruito dal primo capitolo viene abbandonato, anche le aspettative di un prosieguo meno verboso e più drammaturgicamente originale e coeso, coinvolgente e movimentato.
Se ma c'è stata una cesura inutile, è stata quella tra i due volumi di Nymphomaniac: il lunghissimo dialogo tra Joe e Seligman prosegue nello stesso identico modo, aneddoto – interpretazione dell'aneddoto – scambio di vedute su società/umanità/sessualità, e così via.
Non c'è neppure più traccia di quella vena di ironica-beffarda che aveva alleggerito e impreziosito il racconto la masochistica routine di Joe nel film precedente. Resta un'aura seriosa e mortifera che aleggia per tutta la pellicola, con Von Trier più impegnato a spiegarci attraverso le parole di Joe le sue opinioni non richieste sul mondo, sul politicamente corretto, sulla democrazia e sulla guerra tra i sessi.
Per di più, e mi spiace veramente dirlo, tutte le conclusioni al quale l'autore danese arriva sono, forse per la prima volta nella sua carriera, di una banalità sconcertante ed articolate attraverso le parole anziché veicolate attraverso le immagini e la messa in scena. Concetti lasciati lì, tra lo schermo e lo spettatore.
Anche la storia portata avanti, la storia di Joe, difficilmente riesce a catturare l'attenzione profonda e l'interesse dello spettatore: la sua psicologia rimane comunque abbozzata, i fatti che ne delineano la personalità presentati come quadretti sopra le righe e poco credibili, quasi favolistici. Il conflitto si avverte in maniera labile.
Il simbolismo della pellicola è abbastanza semplice, il gioco dei rimandi con le opere precedenti dell'autore sterile. Ancora una volta, ma con il segno negativo, non si può che constatare la sistematica frustrazione delle aspettative dello spettatore, siano essere onorevoli o meno. E questa volta non si tratta di intelligente strategia, siamo davanti ad un tradimento bello e buono.
Certo, l'autore è padrone della propria opera, ma questo non significa poter utilizzare un film come mezzo per pontificare su concetti che starebbero dentro ad uno striminzito pamphlet e poi sperare di non venir mandati legittimamente a quel paese dal pubblico.
Può darsi che io abbia preso un abbaglio e non sia stato in grado di sintonizzarmi sulla lunghezza d'onda di questo affresco che Von Trier ha messo in piedi per parlare di alienazione e critica alla società bigotta, borghese e perbenista.
Ma francamente, ci vedo poco materiale con il quale elaborare teorie universali.
Nymphomaniac non può avere l'attenuante generica dell'essere “prodotto d'autore”. 
C'è poca Stacy Martin e troppa Charlotte Gainsbourg, c'è poca anima e troppo calcolo, poco sesso e molta pornografia. C'è poco cinema e troppo ego. C'è poco Von Trier e molta “persona non grata”.
Un'etichetta che ha fagocitato il suo compiaciuto portatore.


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domenica 6 aprile 2014

Nymphomaniac vol.1 - recensione a fumetti

Qui c'è la recensione "seria".
Qua sotto, invece, un piccolo e divertito omaggio a fumetti.



venerdì 4 aprile 2014

The secret ingredient for sex is... Nymphomarketing. La recensione di NYMPHOMANIAC vol.1

Neuromarketing, the easy way.
Nymphomaniac (o meglio, Nymph()maniac) è prima di tutto una grande operazione di marketing, perfettamente riuscita – se è vero che il successo di una campagna pubblicitaria si vede anche e soprattutto nella misura in cui viene criticata, imitata, censurata e/o parodiata.
In questo Lars Von Trier è un maestro, prima ancora che di cinema: è un campione di affabulazione, di costruzione d'aspettative. Quello che viene dopo, sono affari nostri (e dei festival, e dei critici, e degli intellettuali con ansie da prestazione).
Lui, la sua parte l'ha già fatta: insinuarci il dubbio, come il serpente nell'Eden.
Per cui, puoi scambiare in perfetta buona fede per arte e genio anche un semplice squadernamento di fatti banali e di sentenze esageratamente pretenziose in un dialogo senza alcuna credibilità.
Sopra: scene che fanno ridere.
E' la magia del cinema. Una materia che l'autore danese padroneggia da sempre con sprezzo del pericolo e del ridicolo, prassi portata alle estreme conseguenze con questo 'primo tempo' di Nymphomaniac. Molto meno scandaloso del previsto e addirittura venato da un'inaspettata, marcata vis comica e satirica, il racconto che la protagonista Joe fa al maturo Seligman, che l'ha raccolta malconcia in un vicolo, non è altro che il film stesso. Film il cui senso Von Trier tenta volutamente di smontare con il controcanto (termine non casuale, essendo i rimandi musicali parte integrante) dello stesso Seligman, personaggio curioso e poco credibile, dalla cultura enciclopedica e dalle ottime e perfettamente azzeccate letture (vedi Poe), un ebreo ateo adorabile, quasi il danese dovesse farsi perdonare l'infelice (ma dove? calcolatissima, irresponsabile, idiota, ma di certo non candida) uscita sulla sua simpatia per Hitler e il suo "capirlo". Ma Lars è così e chi non lo ha capito (tipo il Festival di Cannes) fa soltanto il suo gioco. Un gioco irritante, gioiosamente folle, provocatorio (altro che sesso esplicito!), inquieto e perturbante. 
Nel 2014 per vedere del sesso dobbiamo ancora
sentir parlare d'amore. Bof.
Ho finto con gli aggettivi e riprendo da dove ho smesso ad analizzare il film: è chiaro che Von Trier, parlando di cose che gli stanno molto a cuore, al tempo stesso smonta se stesso e la sua creatura quasi a voler imbeccare ogni possibile chiave di lettura (poetica, antropologica, musicale, numerologica, matematica, zoologica, filosofica, paranoica, nichilista). Insomma c'è tutto: il regista-scrittore si innesca e si disinnesca, espone e si critica da solo, caso più unico che raro nella storia del cinema.
Che poi l'operazione possa dirsi riuscita è un altro conto, ed essendo il primo tassello di un dittico il giudizio è monco. Certo, non mancano trovate intelligenti condite da un ritmo sostenuto e da riflessioni non banali su solitudine, abbandono, necessità, vuoto interiore, squallore e gloria del seguire le pulsioni. Il tutto rimane forse un po' inerte, in questo romanzo di (de)formazione di un'anima in pen(a/e), il cui unico rapporto umano degno di tale nome è con il padre amorevole e affascinante.
La sequela di amanti e amplessi è abbastanza inerte, e i dettagli shock possono forse turbare lo spettatore più borghese: l'aver sottolineato più volte che tutto quello che si vede di esplicito è frutto di protesi e di lavoro di controfigure professioniste dell'hard, con gli attori “famosi” ben alla larga dal sesso, è stata forse l'unica crepa nella gioiosa macchina da guerra promozionale. Ogni possibile disturbo nella percezione dello spettatore è disinnescato dall'elaborato gioco di plastica, lattice, ombre, simulacri e computer grafica: insomma, il brivido manca in una messa in scena studiatissima. Non che il sesso non funzioni: lo fa.
Vi piacerebbe saperlo? Preparate il "Ma vaff..."
Ma è molto più bello ed eloquente l'innocente ed indecente nudo intravisto della splendida Stacy Martin (la nuova Eva Green?) dei dettagli su peni, vagine e sperma che ogni tanto fanno capolino a increspare la piatta routine di “10 uomini al giorno” dell'insaziabile, vuota e tormentata Joe.
Lo stesso racconto della Joe “anziana” (la ieratica Charlotte Gainsbourg) non può che essere messo in dubbio e risultare esageratamente romanzato e fasullo, cosa che verso la fine Seligman arriva a fare, tra una lettura assurda e l'altra di ciò che ascolta: “No”, dice lui “è troppo irreale”, e lei di rimando: “In che modo pensi di trarre il massimo dalla mia storia, credendoci o non credendoci?”
Ecco, la stessa domanda che a quel punto è rivolta a noi.
E' sempre e solo una questione di credere nella storia.

Buon Nymph()maniac a tutti.

venerdì 21 marzo 2014

Come presentare Nymphomaniac alla tua ragazza

(aka: Von Trier for dummies)

È perfettamente inutile che fai tanto il sofisticato, sai? So benissimo che la tua ragazza (o quella che pensi/vorresti lo sia) considera il tuo interesse per Nymphomaniac soltanto una squallida scusa per vedere del materiale porno su grande schermo. E so che, in effetti, il tuo interesse per il nuovo film di Lars Von Trier è fondato principalmente sulla volontà di vedere attori più o meno noti aggrovigliati in bollenti amplessi espliciti sul grande schermo, invece di accontentarti delle solite pornostar con lo sgranato streaming del tuo pc.
Devi dire alla tua lei di accompagnarti in sala e/o che andrai comunque a vederlo. Ecco dieci umili consigli che potrebbero aiutarti ad affrontare la situazione a testa alta (più o meno).

- Ammetti prima di tutto a te stesso che lei ha perfettamente ragione. Sul fatto che vuoi vedere del sesso esplicito su grande schermo riparandoti dietro la scusa del grande cinema d'autore. Prima riesci ad accettarlo senza farti seghe anche mentali, più credibile e convincente sarai.

- Sfodera l'argomento "autorialtà" come punto d'onore. Diamine, è Lars Von Trier! Ripassati per sicurezza i titoli dei suoi film, i temi e le modalità registiche. Se necessario, di fronte al suo totale disinteresse cinefilo, insisti su quelli con la gente più famosa e "spendibile", tipo Nicole Kidman, Kirsten Dunst, Emily Watson, Bjork (hint: se lei non non sa chi sia Bjork, consiglio di troncare la relazione). 

- Sfrutta diabolicamente Michael Fassbender (che non c'entra niente, altrimenti che diabolico saresti) e la scia del successo di Shame (nonché le quote rosa). "Piccola, hai presente quel bel film sul tormento interiore di un uomo schiavo del sesso? In pratica questa è la versione al femminile".

- Psicologia tortuosamente inversa e invertita. "In realtà questo è un film dove il sesso viene ritratto in modo assolutamente anticlimatico, distaccato e arido. È un'opera che, se mai, rivela il vuoto e lo squallore del sesso senza sentimento. In pratica è uno spot per l'amore sincero". Imparate a memoria questa frase, ripetetela allo specchio rimanendo serissimi: pronti per l'Oscar il prossimo anno.

- “È una commedia, ha molti momenti divertenti”. Alta probabilità di funzionare, asserzione falsa ma non ipocrita (ci sono effettivamente diversi momenti beffardi). Se te la senti di presentare quello di Von Trier come un film di Pierino, vai con Dio.

- Gioca la carta Shia Labeouf. Cacchio, immagino legga le riviste femminili, no? Con le ultime bravate e questo film in uscita si è fatto una rinnovata nomea maudit (= coglione, ma tant'è). Se poi lui le piace - e qui si aprirebbe una capitolo doloroso per te, sul quale sorvolo - dille senza mezzi termini che c'è il suo pisello bene in vista. Non è una bugia, anche se in realtà sono robe di gomma e attrezzi di pornoattori che lo controfigurano.

- La citazione shock. “Non si può ingabbiare l'arte, non si può mettere sotto processo l'artista per quello che racconta. Perché non è lui che inventa la realtà che racconta, la realtà esiste. L'arte, anche quella più provocatoria, non deve essere censurata per paura che mostri dei lati spiacevoli, oscuri, anche sbagliati, del mondo, deve servire proprio come segnale di quello che non va”. Citazione attribuita a Vasco Rossi. Se usate questa, siete dei vincitori morali.

- Perché alla fine tutto si può buttare in politica (e non solo). Se lei è nazista/antisemita/psicologa ricordale la celebre uscita di Lars a Cannes sul fatto che capisce Hitler e prova simpatia per lui. Vale anche l'inverso, spronando la tipa appartenente al vasto mondo della sinistra/paladina dei diritti umani/mangiabambini a confrontarsi (termine ti pone subito in superiorità morale incontestabile) con l'opera di un grande artista anche controverso e non giudicarla a priori.

- Pietosa menzogna senza ritegno. “Tutti quei faccioni orgasmanti sulle locandine e le immagini-scandalo su internet? Ma no, è solo marketing per far andare gente in sala... figurati! In realtà è un film che rasenta il dramma da camera, verboso, statico, usa il sesso per parlare di altro: rapporti familiari, tecniche di pesca, alberi, animali, musica e polifonia, numerologia, matematica, Fibonacci...” Anche nella pietosa menzogna puoi mettere delle verità sui contenuti del volume 1 del film, no?

- Quando uscirete dal cinema e lei ti offenderà umiliandoti al grido di "Che film del c****, bei gusti che hai, non trascinarmi mai più a vedere roba simile", non discutere. Non provarci nemmeno. Dalle ragione e festa finita. Sarà anche la reazione più sincera e spontanea che avrai, nel 99% dei casi.

Fammi sapere com'è andata...
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