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sabato 18 gennaio 2014

Perchè American Hustle è una palla colossale (e Gravity una meraviglia)

La risposta ve la fornisco subito. Gravity è cinema, American Hustle no.

La sintesi. Siccome mi piace la sintesi e gli articoli lunghi non piacciono a nessuno, cerco di spiegare in poche parole.
Gravity è un film che si fonda sulla potenza del mezzo cinema, sfrutta le sue potenzialità ed evoca, dopo centinaia di anni, quella antica magia che ormai sembra aver perso. Meravigliare, coinvolgere, far vivere un'esperienza. Scuotere quella dannata poltroncina e farti vivere le sensazioni che il personaggio vive sullo schermo. Con ambizione, consapevolezza, ardito utilizzo della tecnica, affabulazione e immaginazione. Indipendentemente dal giudizio soggettivo, Gravity è un'opera audace che centra il bersaglio, con un'ambizione che va di pari passo alla padronanza dell'auore e regista Alfonso Cuaron dei meccanismi del cinema. Un atto d'amore, un atto di fede. Merita tutti i premi che ha vinto e quelli che non vincerà, soprattutto per regia, fotografia, effetti speciali e sonoro.

American Hustle è il classico film ruffiano fatto d'attori. Regia del sopravvalutatissimo David O. Russell impalpabile, compitino pulito e corretto, sceneggiatura blindata e strabordante di parole, girato quasi interamente in interni, quasi completamente a ridosso degli interpreti. Mi ha fatto venire la claustrofobia. Poi, certo, la storia vera, gli anni '70, il gioco delle apparenze, del 'recitiamo ognuno un ruolo', la trasformazione fisica di Christian Bale e il trucco e parrucco degli altri. Sembra di stare al museo delle cere. Difficilmente in un film che si fonda al 100% sui suoi personaggi ho provato così poca empatia e un senso di forzata artificiosità. E poi la vicenda, diciamolo, ha pochissimo mordente e sfido io a trovare qualcuno che si sia interessato davvero ai fatti narrati, con una dilatazione esagerata di scene e dialoghi. C'è pure la strizzatina d'occhio a Scorsese (il cameo di De Niro, con l'unico vezzo di regia dello zoom usato per bene!).
Insomma: cinema zero. Se contano solo gli attori, tanto vale andare a teatro. Tutti bravi nel cast, col dovuto distinguo: il Golden Globe e la nomination all'Oscar di Jennifer Lawrence, che se continua così tra un paio d'anni la beatificano anche in Vaticano. Per cosa poi, per quello che ormai è il suo cliché nei film drammatici, di donna in crisi di nervi e/o matta? Typecasting portami via. O la vorrebbero premiare solo per le acconciature elaborate e barocche (e allora a Nic Cage quanti premi dovrebbero dare)?

Per concludere: Gravity (lo ripeto e non mi stancherò di farlo) è cinema. American Hustle è (tutt'al più) teatro. Per Gravity, il regista non poteva che essere Alfonso Cuaron. American Hustle potrebbe essere stato girato da chiunque.
Con buona pace di tutti i premi del mondo.

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