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venerdì 11 aprile 2014

Il dramma del cinefilo ai tempi dello streaming

Premetto: non ho visto La Leggenda di Kaspar Hauser di Davide Manuli.
E me ne rammarico. Ma ci torniamo poi.
In questi giorni, girovagando per la rete e vari social, ho notato un'impennata di discussioni su questo film (purtroppo distribuito poco e male all'epoca della sua uscita, circa un anno fa) e, facendo una veloce ricerca, ho ricondotto questo fatto alla sua 'diffusione' attraverso il noto sito di film in streaming cineblog01.
Come probabilmente saprete, cineblog01 è uno degli spauracchi dell'industria cinematografica, dove – splat – trovate i link attraverso i quali potete guardare comodamente sul vostro pc/tablet/smartphone in streaming film appena usciti in sala (solitamente qualità cam da vomito), che devono ancora uscire ufficialmente (spesso video ok e audio orrendo), o film già usciti in home video (qualità solitamente decente, dvd-rip). 
C'è anche una bella sezione di film in lingua originale con i sottotitoli, grazie a traduttori volontari e velocissimi che si adoperano su vari forum e siti, e che non ricevono mai abbastanza ringraziamenti (non parliamo poi del loro lavoro per le serie tv!).
Io ho un brutto difetto: tendo a non demonizzare nulla per partito preso, perchè ho sempre il timore di finire per assomigliare a Paola Binetti che sbava incazzandosi per i matrimoni gay o l'uso del preservativo.
Quello che mi fa un po' riflettere è l'atteggiamento di alcuni cinefili (sedicenti o riconosciuti, senza distinzione alcuna) che pontificano sulla natura demoniaca dello streaming salvo poi farne evidente uso, compulsivo o meno, per stare al passo con le uscite e farsi le loro belle recensioni-staus-post-note-videosuyoutube-sparateinbirreria-discorsiconlamamma.
Lo streaming (ma anche il download, sì) è un paradossale nuovo tabù sorto ai tempi di internet per i "veri cinefili", è a portata di tutti ma troverai sempre l'illuminato che finge di non saper neppure come di digitano certi indirizzi nella barra del browser, e che ha abbastanza milioni da vedersi tutto in sala e/o a nolo, in DVD o blu-ray.
Poi. Kaspar Hauser non l'ho visto. Nemmeno, credo, lo vedrò a breve. 
Non mi nascondo dietro una foglia di fico: vado spesso al cinema, così come ogni tanto mi guardo film in streaming oppure mi compro blu-ray (ahimè, come tanti di voi là fuori adoro possedere fisicamente i film che mi piacciono a scapito del bilancio familiare).
Prima di prendercela con qualcuno e stracciarci le vesti gridando allo scandalo però, facciamoci tutti un esamino di coscienza.
Nessuno può costringere con la pistola alla tempia le persone ad andare al cinema. E, se un film interessa davvero, al cinema ci si va senza che nessuno ti debba fare l'incoraggiamento alla visione.
Altrimenti a fare il predicozzo poi si diventa demenziali come il famoso e fortunatamente scomparso spot antipirateria “Non ruberesti mai una borsa-un'auto-un trattore leghista modificato in tank”...
Prima di fare i censori e i moralizzatori (azz, ora mi scatta l'orticaria) pensiamo a non essere degli ipocriti difensori dell'arte che magari contribuiamo a rendere antipatica con dei pipponi assurdi e con uno snobismo intellettuale, quello sì, brutto e deleterio.

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