-->

Ti piace? Condividilo!

martedì 22 aprile 2014

Silicon Valley, ecco i veri nerd (e non gli imborghesiti di The Big Bang Theory)

C'erano una volta Leonard, Sheldon, Rajesh e Howard... ti ricordi quei quattro sfigati della Caltech? Ma sì, dai... quei nerd che adesso si sono imborghesiti, fidanzati o sposati, hanno adottato dei cani e non fanno altro che avere problemi con le loro compagne o quelle che cercano di rimorchiare. Ecco, quelli lì.
Per carità, sempre simpatici, eh. Però...
The Big Bang Theory, ormai, ha dalla sua soltanto personaggi entrati di diritto nell'immaginario collettivo che ancora tengono botta dopo sette stagioni, ma che a questo punto rasentano pericolosamente la macchietta e sono più impegnati nei loro problemi di coppia e/o di sfiga (non per nulla tutti sono accompagnati mentre a Raj è stato affiancato il povero Stuart) che in attività realmente nerd. Lasciamo perdere il cosplay facilone, intendiamoci: sono lontani i tempi delle citazioni criptiche e delle puntate dedicate a L'uomo che visse nel futuro di George Pal. Ma questo è il bello e il brutto del successo planetario, che soddisfa e legittima ma costringe ad annacquare i toni.
La HBO ha dato il via da poche settimane ad una nuova (mini)serie, che non ha alcuna pretesa di entrare in competizione con TBBT (sono 8 episodi di mezz'ora, con trama orizzontale) ma che inevitabilmente solleva confronti, non solo per il soggetto ma anche per i suoi contenuti.
Silicon Valley parla di Richard e del suo gruppo di amici, rintanati nella casa di uno di loro già vagamente “inserito” nell'ambiente, Erlich. Richard, nel creare un'app musicale, finisce per trovare un algoritmo di compressione lossless che potrebbe rivoluzionare il mondo informatico. Da lì scatta l'offerta indecente del suo datore di lavoro, il milionario Gavin Belson della compagnia Hooli, che comprerebbe per 10 milioni di dollari, ma arriva anche la proposta dello scontroso, controverso e geniale imprenditore Peter Gregory, uno che gli lascerebbe molta libertà e la possibilità di creare una sua stessa compagnia. Ora, c'è un problema: Richard è un vero nerd che vive fuori dal mondo e non sa che cosa sia fare un deposito in banca o creare un'idea di business plan. Riuscirà, con l'aiuto (?) degli amici, a non mandare tutto in fumo, nonostante sia tanto maldestro da essere il suo peggiore nemico?
Come vedete, la storia è molto lineare ma di ampio respiro: gli otto episodi comporranno una vera e propria avventura, quindi niente “app della settimana” o “fraintendimento con la tizia di turno”. Già qua la differenza è abissale.
Ma è impossibile non notare la sottile ironia in alcuni momenti con la quale SV omaggia e sbeffeggia TBBT, come ad esempio nel gustoso momento in cui il CEO miliardario di Hooli spiega al suo guru spirituale i dubbi che lo assalgono osservando i nerd, che si spostano in gruppi di cinque composti da elementi ricorrenti come un bianco, un asiatico, un grassone, uno con la barba strana e uno dell'India dell'est... Un modo sottile per svelare la “ricetta calcolata” di alcuni format, ai quali neppure la stessa serie HBO comunque si sottrae (c'è l'indiano... ma c'è anche un satanista laveyano).
Quello che piace di SV è il suo essere sicuramente meno mainstream e di presentare situazioni, battute e riferimenti ad un background che, seppure assai conosciuto specialmente in Usa, necessita di un po' di passione e di approfondimento. Dall'altro lato, non è una serie che mira a far sganasciare dal ridere (ma era abbastanza prevedibile), puntando ad un umorismo più elaborato ma non per questo meno attaccato all'insipienza sociale dei protagonisti. Vedi la gag del medico, col povero Richard torturato dai discorsi di chi lo sta visitando, o l'imbarazzante siparietto con la spogliarellista, a dire il vero un espediente po' usurato.
La cosa che però risulta più interessante è il quadro d'insieme, uno spaccato attualissimo e avvincente delle storie che spesso ci sentiamo raccontare, l'idea rivoluzionaria, la startup con gli amici, la lotta alle multinazionali del software, le mille app che nascono e muoiono ogni giorno...
Al momento il prodotto funziona, e spero che possa proseguire con questo passo e migliorare col tempo: la qualità e la destrezza nella scrittura ci sono tutte.

2 commenti:

  1. Pienamente in sintonia con te per quanto riguarda TBBT. E' mia opinione che la serie è riuscita a tenere botta fino al completamento della terza serie (anche se ogni tanto scoppiettava già). Dalla quarta in avanti, con l'inserimento di Amy e il voler per forza "umanizzare" Sheldon costringendolo ad affrontare i problemi comuni e di relazione di coppia, la serie è scaduta gradatamente nella banalità, diventando la classica sit-com americana dove il tromba/non-tromba, l'equivoco e il fraintendimento sono il plot di ogni singola puntata. Per carità, io e mia moglie continuiamo a seguirla, ma il paragone con i tempi della poca popolarità sono qualitativamente impietosi.
    Adesso mi hai messo la curiosity(kill the cat) di vedere questa nuova serie SILICON VALLEY. Forse-forse ci potrebbe regalare delle soddisfazioni e farci uscire dal gorgo di "FROZEN" dove attualmente ci ha precipitato nostra figlia. ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Tieni conto che poi Silicon Valley sono otto episodi (anche se la seconda stagione è già annunciata).
      E' una cosa diversa, con umorismo più sofisticato e temi più "tecnici", anche se non è pesante nè stile documentario. E i momenti scemi non mancano.
      Per quanto riguarda TBBT augh, rimane caruccio ma ormai mostra la corda. :-)

      Elimina

Google
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...