-->

Ti piace? Condividilo!

Visualizzazione post con etichetta azione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta azione. Mostra tutti i post

venerdì 22 agosto 2014

L'idea (è) l'azione: tre consigli (e un esempio illustre)

Abel Ferrara è un regista di culto. Uno degli ultimi grandi registi che, a decenni dai suoi esordi, ancora riesce a trasformare in saggio e teoria ogni sua opera cinematografica.

La sua libertà creativa e il suo essere rigoroso lo hanno messo ai margini dell'industria “mainstream”. Nonostante questo, appassionati di cinema e addetti ai lavori lo considerano giustamente un genio. Un punto di riferimento.

In una recentissima intervista rilasciata a Nocturno, Ferrara parla di come sia riuscito a girare nel giro di pochissimo tempo (un anno circa) due film difficilissimi: uno sulla vicenda di Dominic Strauss-Kahn e l'altra, addirittura, sugli ultimi giorni di vita del “nostro” Pier Paolo Pasolini.

Come ha fatto? Lui è piuttosto chiaro: pur di fare film, sarebbe disposto a girarli con il telefonino, interpretando lui stesso tutti i personaggi. E cita un illustre collega, Roman Polanski: “Quando si vuole fare un film, l'ultima cosa da fare è sedersi ad un caffè per discutere. Se lo vuoi fare, agisci!”

Ti è suonato un campanello in testa? Esatto, quella di Polanski non è che una regola generale declinata all'arte più complicata e dispendiosa al mondo: il cinema. Figuriamoci se, ragionando in questo modo, non possiamo creare qualsiasi altra cosa.

Pur in carenza di mezzi, Ferrara ha convinto due pezzi da novanta del mondo attoriale a prendere parte (e anche finanziare) i suoi progetti: Gerard Depardieu e Willem DaFoe. Come? Non certo soltanto per il suo nome e la sua fama. La chiave di volta è stata l'idea alla base dei due film, tanto che la sceneggiatura spesso è arrivata seconda rispetto al lavoro di squadra per ottenere i risultati che si cercavano.

Capisci dove voglio arrivare? L'idea è tutto. Le idee smuovono le montagne. Se buone e perseguite con impegno e dedizione, non c'è niente che le possa fermare. Ma ci sono almeno tre elementi fondamentali da considerare:

L'idea è semplice? Se la puoi riassumere in tre righe e non perde nulla della sua forza e della suo fascino, è probabilmente un'ottima idea. Ricorda: nessuno si fermerà a leggere dalle tre alle trenta pagine, mentre le tue tre righe potrebbero nel giro di trenta secondi cambiarti la vita (mi piace il numero tre, si è capito?)

Ci credi davvero? Se non credi in te stesso, nessun altro lo farà al posto tuo. Se sei al 100% convinto della tua idea, nessuno potrà fermarti. Sei disposto a mettere in campo tutto per realizzarla? Ce la farai. Ma non chiedere troppo a te stesso, sii pronto a coinvolgere gli altri e non farne un'ossessione...

“Ma tutto è già stato fatto!” E allora? Tutto si può fare meglio. Tutto può essere innovato. Tutto può essere riletto in modo migliore. Tanto per restare all'arte (e alla scrittura) pensa a Shakespeare. Ti sorprenderebbe l'elenco dei film che non sono altro che una riscrittura di temi già presenti nelle opere del Bardo inglese. Autore che a sua volta aveva saccheggiato molte opere antiche. Sei davvero sicuro che la tua idea non possa dire qualcosa di nuovo?

Inizia il tuo film, ovvero la tua impresa, qualunque essa sia. Non esitare. Usa tutti i mezzi a tua disposizione. Oggi ne abbiamo davvero molti per far notare quello che facciamo.
Se c'è del valore, sarà riconosciuto.


Se ti va di continuare a leggere...
- Come utilizzare meglio i social (e non deprimerti)
- Allena il cervello ad avere buone idee!
- Prima di pensare al successo... migliora te stesso!

venerdì 27 giugno 2014

The Raid 2, la recensione: più mazzate e meno trama, grazie!

Qual è la quintessenza del cinema d'azione di arti marziali?
La gioia delle mazzate nei denti, ovvio. Quand'è, quindi, che un prodotto diventa il migliore della sua categoria? Ad occhio e croce, quando le mazzate sono talmente tante e ben coreografate da rendere superfluo tutto il resto.

Questo era The Raid (2011). Non appena uscito, il film indonesiano del gallese Gareth Evans è diventato immediatamente un cult: trama poca o nulla, lo spettacolo del pencak silat, l'arte marziale del suo protagonista Iko Uwais, un'ora e mezzo di azione senza sosta e stuntman pazzi che prendevano botte da orbi e volavano giù dalle scale atterrando di schiena sui balconi. Il pretesto di un assalto di una squadra della polizia all'edificio di un boss locale si trasformava in una mattanza a mani nude claustrofobica e vertiginosa.

Insomma: il futuro del cinema d'azione si è spostato in Indonesia, dopo un occidente ripulito da sangue e cattiveria e Giappone e Cina/HK vittime di un funambolismo sterile.

Dopo il successo in patria e anche all'estero, complice la distribuzione americana con le musiche di Mike Shinoda, per The Raid era inevitabile l'arrivo di un sequel, che prende le mosse da un progetto precedente di Evans, in stand-by perché troppo ambizioso: Berandal, divenuto dunque il sottotitolo di The Raid 2.

Che sia un progetto ambizioso si capisce subito. Ambiente criminale e faide tra clan di razze diverse, scontri generazionali familiari, tradimenti, poliziotti infiltrati. Roba da John Woo, Johnnie To e perfino Scorsese. Per fortuna Evans non si sopravvaluta e mantiene l'azione al centro di tutto. Purtroppo, questo centro traballa molto perché sottoposto a diverse scosse telluriche: quelle di una trama abbastanza banale e allungata, di scene superflue e di personaggi macchiettistici.

Intendiamoci: The Raid 2 impone di credere ad un universo dove le armi da fuoco sono praticamente bandite e tutto si risolve utilizzando armi bianche e mani nude. E fin qui va bene. Ma puntare due ore e mezzo di film sullo stravisto schema del figlio ingrato e arrivista e del poliziotto sotto copertura è un azzardo. Per non parlare di due personaggi che spuntano dal nulla (e rimangono nel nulla) troppo ridicoli per risultare interessanti: Hammer Girl e Baseball Bat Boy – non hanno nomi – oltre a non essere grandi combattenti sono veramente troppo sopra le righe per non risultare goffi tentativi di omaggiare il cinema di altri paesi orientali o Tarantino. Altra ingenuità, l'incredibile fanservice con le lunghe sequenze con Yayan Ruhian (il leggendario Mad Dog del primo film), che sebbene siano belle e spettacolari, poco aggiungono al resto della pellicola e appesantiscono la durata.

Ciò detto, mi ricollego all'incipit: le mazzate ci sono, e sono epocali. Praticamente ogni scena di lotta è da antologia. Tranne le brevi sequenze mirate solo a destare lo spettatore dalle troppe scene di raccordo, tutto il resto umilia il cinema d'azione contemporaneo: dalla mega rissa nel fango in prigione, alla sequenza sull'auto, ai combattimenti finali contro i due mocciosi antipatici e il braccio destro del boss cattivo (quest'ultimo il top del film).


Iko Uwais è in formissima, gli avversari non gli sono da meno. Il risultato è il miglior cinema d'azione che si sia visto dai tempi di... The Raid. Se siete disposti a sopportare qualche scena statica di troppo e una trama per niente originale, avrete di che godere. 

Google
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...