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lunedì 4 novembre 2013

Dai Comics alle foto, dai social al mercato che punta (troppo) ai minori

Cosplay in via d'estinzione (Dragonball è vecchiotto...)
Le foto ormai si fanno con i telefonini. Anche Lucca Comics 2013 ha dato indicazioni significative: ho visto scattare molte più foto con smartphone e telefoni anche meno smart che con macchine fotografiche vere e proprie. Non parliamo poi delle 'compatte', che sembrano in via d'estinzione. Il dato che mi porta a buttar giù queste righe è l'impressionante quantità di bambini che ho visto con il proprio cellulare o tablet alla mano fare istantanee ai tizi vestiti come i propri beniamini della tv e dei fumetti. Erano tanti, davvero tanti - e credo le postassero direttamente sul web. 
 
Credetegli. E' il Dottore.
Non deve stupire se la nuova frontiera per i social network è quella del pubblico e degli utenti underage: i minori – certo non meno competenti dei “maggiori” nell'utilizzo della tecnologia – sono il target che (abbastanza chiaramente) rappresenta una manna dal cielo per le indagini di mercato, l'indicazione di nuove tendenze, la vendita di prodotti a cui i genitori non possono dire no, ma anche per l'imposizione di modelli e di prodotti di consumo e tutte quelle cose che poi se inizio a elencarle divento noioso.

E' di pochi giorni la notizia che Facebook ha aperto tutte le funzioni di condivisione di contenuti – e di rimando accesso ai dati – degli iscritti al di sotto dei 18 anni, che rappresentano una fetta importantissima di utilizzatori totali. Guarda caso, dopo che le operazioni economiche del social si sono fatte più serie, e che ognuno di noi, con le sue informazioni personali accessibili, rappresenta un guadagno medio di oltre un dollaro e mezzo per la società di Zuckerberg. Nota a margine: contro le sue stesse regole, FB conta quasi 8 milioni di utenti al di sotto dei 13 anni, di cui 5 milioni sotto i 10 anni... Twitter aveva già impostato la rotta, con un utilizzo più libero fin dal principio, ma con la foglia di fico varata oltre un anno fa dei “contenuti per adulti” filtrati e inaccessibili dagli innocenti. Certo, con un sistema di catalogazione di partenza fumoso e... oh, insomma, a queste muraglie non crede nessuno. Come se aggirare questo tipo di protezioni, in internet, non fosse facile come parlar male di Justin Bieber. E poi, cosa cataloghiamo come contenuto per adulti se persino la musica, prodotto universale il cui target si abbassa sempre più e accessibile a chiunque, ha dei video (linkati, postati, visualizzati a milioni) che farebbero rabbrividire la nostra Samatha Fox dei tempi d'oro... e senza alcun filtro? 
 
L'innocenza (anni '80)
Vabbè, torno a bomba al punto. I bambini non sono stupidi, capiscono quello che vedono e quello che utilizzano. Però, come noi, più di noi, hanno bisogno di capire come farlo senza mettersi a rischio. E qui, noia della noia, entra in campo l'educazione. La stessa educazione che manca persino e pericolosamente soprattutto a noi grandicelli: leggere, informarsi, approfondire, capire, prima di spuntare quel dannato "ACCETTO" e installare/accedere/cedere.

L'innocenza, adesso.
Quando a Lucca ho visto un piccolo Orko contemplare innocente le grazie generosamente in esposizione di una procace cosplayer, ho riflettuto: quel piccolo, cresciuto con i dvd di He-Man del babbo (non ho voluto credere che sia stato fatto vestire a calcagnate come un personaggio che non passa in tv da vent'anni) non vedeva esattamente le stesse cose che vediamo noi. Per lui quella ragazza è il personaggio che interpreta, più o meno ben calato nella realtà, per un giorno o qualche istante solo.
Poi, beh, non nascondiamoci dietro un dito: scoprirà sicuramente prima di quanto abbiamo fatto noi quanto siano belle e utili quelle grazie. Ma ormai questo è un processo irreversibile e non starò qua a fare il bacchettone, perchè non ha senso. 

Orko!
I problemi, come al solito, non sono quelli immediatamente additabili (i bambini troppo svegli, la gente che va a giro con le cosce in bella vista, i social stronzi e approfittatori, i video volgarotti di Rihanna): tutto sta nel come noi inquadriamo la questione e permettiamo l'accesso/la percezione/la comprensione di quello che i piccoli hanno intorno. Nessuna repressione o ramanzina o nocchino sulla testa sostituirà una buona educazione di base. E se mentre lo scrivo mi sembra l'acqua calda... vorrei piovesse acqua calda ogni tanto.
Educazione anche per l'utilizzo di un telefonino, di un social o di un'app, innanzitutto. E allora non stiamo a scandalizzarci in modo ipocrita per lo sfruttamento intellettuale ed emotivo dei minori, cerchiamo piuttosto in prima persona di dare qualche indicazione decente a quelli che devono crescere non solo fisicamente, magari proteggendoli dal bombardamento di merda (sotto forma di spot, offerte, giochi, chat, policy e via discorrendo). 
 
Che poi spesso non ci sia più la voglia e la capacità di dare un'educazione come si deve da parte delle 'nuove leve' genitoriali che tanto criticano i propri vecchi, beh, questo è un altro (e forse troppo ampio) discorso...

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