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lunedì 23 giugno 2014

Rolling Stones al Circo Massimo: la recensione definitiva del concerto

Il concerto dei Rolling Stones al Circo Massimo di Roma: evento, anzi eventone, che fin dal principio ha fatto discutere. E come sempre, quando si parla di rock e ci sono in mezzo gli Stones (e anche un po' l'Italia) polemiche ed esaltazione sono andate di pari passo. Ecco la recensione definitiva con comodo elenco alfabetico (escluse la Y di yeah! e la W di W la mamma):

A come acustica: cioè, iniziamo dalle note un po' stonate (non che Jagger le abbia prese tutte). Lo spazio è enorme, i tecnici fanno quello che possono. Resa non ottimale e volumi a volte poco calibrati. Senza infamia e senza lode, e chi s'accontenta gode.


B come bagarini: ovunque, come sempre, a vendere biglietti (veri e falsi) fino a 150 euro l'uno, con sconti comitiva previsti. Quelli falsi - circa 2500 - vengono prontamente sgamati agli ingressi. Comunque, c'era anche gente normale che lucrava sui biglietti degli amici rimasti a casa per sfighe varie.

C come caldo: tanto, ma non insopportabile, neppure per chi ha sopportato da mattina a sera (28-32 gradi). Niente malori né svenimenti o allucinazioni o stragi indotte, per intenderci. Il cielo ci ha voluto bene.

D come D'Alessandro & Galli: i veri vincitori (assieme agli Stones e noi). Gli organizzatori - assieme ai tizi del Rock in Roma - vincono e convincono, si pigliano il Circo Massimo con 8 mila euro e generano un guadagno per il carrozzone di sei milioni e mezzo.


E come emozioni: tante e per tutti. Una scaletta piena di capolavori, un'esibizione professionale e coinvolgente, pochissime sbavature e soddisfazione del pubblico con la band che non si è risparmiata.

F come frustrazione: qualcuno si è lamentato per la mancanza di questa o quest'altra canzone, qualcuno per la scomodità del posto accattato (beh? c'erano tanti anziani, sapete?), qualcuno addirittura per i fuochi d'artificio scarsini sparati alla fine. Dalla serie: se vuoi fare una cosa, falla alla grande. 

G come generazioni: tutti a contare le generazioni presenti... tre, quattro, cinque... ma chi se ne frega. C'era gente dai sette ai settanta anni, vi basta?

H come hype: ce n'era molto. A questo punto la domanda da un milione di dollari: le aspettative sono state ripagate? A mio modesto avviso, pienamente. Una band di settantenni ha portato a casa due ore di concerto senza soste, snocciolando grandi brani suonati tutti dal vivo e dal vero. Energie spese bene, senza strafare ma nemmeno risparmiandosi. E va bene così. Si ipotizzava la presenza di Bruce Springsteen, che non si è visto. Rimpianto? No.


I come incassi: settantuno mila spettatori paganti, biglietti dagli 80 euro in su (e anche un po' in giù all'ultimo tuffo). Scontro sull'indotto, con gli organizzatori che dicono venticinque milioni e la Questur no scusate, commercianti e albergatori che dicono solo tre milioni e piangono miseria. Poverini.

J come Jagger: incontenibile e immenso. Inutile tentare di criticare il frontman. Il bisnonno balla, canta, corre, si dimena, saluta, bacia, incita, stecca e si riprende subito, sculetta e gufa calcisticamente. Un cinico? Un avido? Una caricatura? Sì, tutto questo e molto altro: ma un performer divin scusate, satanico.

K come Keith: Richards sorride sempre come un ragazzino e arpiona le corde della chitarra, fa rifiatare Mick cantando un paio di canzoni nel momento forse meno interessante dello show (ma c'è da capirlo, ha sicuramente imposto un proprio spazio da "solista" nel tour). Magari non farà magie, ma il suo stile lo porta sempre appresso.


L come logistica: i servizi (sanitari e igienici) non sono mancati, lo spazio del Circo è stato organizzato in modo abbastanza sensato e l'assenza di problemi e proteste lo conferma. Il pubblico è stato civile in tutte le fasi. Magari il transennamento dell'intera zona circostante e il traffico bloccato non hanno proprio fatto fare i salti di gioia ai romani...

M come Mayer, John: il chitarrista del Connecticut (classe '77) è stato un ottimo supporter e anzi, ha suonato persino troppo poco rispetto al suo talento. Il suo intervento durante Respectable dona una marcia in più al brano e anche al concerto stesso.

N come necrofilia: quando si parla di live dei Rolling Stones, saltano sempre fuori quelli che fanno battutine sulla loro età, sui "cadaveri rianimati" eccetera. Tanto per allietare il loro rimanersene a casa. Ne riparliamo quando questi brillanti battutisti avranno settant'anni...


O come orario: precisi come orologi svizzeri, esattamente come indicato nelle comunicazioni ufficiali, iniziano alle 21:50 e chiudono alla mezzanotte (anzi, 23:55). La precisione cronometrica potrebbe far dubitare della buona fede (e dare l'impressione della timbratura del cartellino), ma la resa dello spettacolo restituisce l'idea di un grande spettacolo ben oliato.

P come Paint it black: oh, a me è dispiaciuto che non fosse in scaletta. In tanti ci sono rimasti male.

Q come Quanto? Affitto del Circo Massimo: 8 mila euro (vedi anche alla lettera D). Suite all'hotel St Regis per la band: 14 mila euro. Per lo staff di 50 persone, 48 stanze affittate.

R come rock: il grande spettro morto e risorto miliardi di volte, dato per spacciato e sempre vivo, antipatico e fastidioso. C'era, il rock, al concerto degli Stones? Certo, sotto forma di fantasma, aleggiava sull'esibizione di una band che ne è emblema e carcassa ancora viva e pulsante. It's only rock'n'roll but we like it; che vi piaccia o meno, il rock è anche un grosso dinosauro col fiato corto che fa ballare e cantare migliaia di persone di tutte le età.


S come Stones: loro, Jagger - un nome un'icona - Keith, ma anche ovviamente Ronnie Wood (67 anni, un ragazzino) e l'eroico percussionista Charlie Watts (73 anni, er vecchino) si sono ritrovati con il vecchio compare Mick Taylor, altro uomo chiave delle esecuzioni virtuose di brani come Midnight Rambler.

T come turnisti: bravi, bravissimi, e bene ha fatto Jagger a presentarli in pompa magna. Dal bassista-monstre Darryl Jones al sassofonista Bobby Keys, passando per la voce potente della splendida Lisa Fischer.

U come uscita: a fine concerto, dal Circo Massimo, nessun problema. Dalla "zona" del concerto, è andata un po' meno liscia. Con la metro che aveva la linea locale sospesa e pochissimi taxi, il deflusso è apparso come il momento peggio organizzato (o comunque agevolato).


V come volumi: abbiamo iniziato con l'acustica, chiudiamo con i volumi... spesso e volentieri gli strumenti hanno sovrastato la voce di Jagger, con l'esempio clamoroso della chitarra di Keith in Symphathy for the devil che ha oscurato la voce del frontman in ogni ritornello!

Z come zona rossa: iniziata ben 24 ore prima del concerto, ha creato un sacco di disagi al traffico ed è stato un provvedimento forse eccessivo. Comodo per chi doveva arrivare a piedi, per carità, ma l'area interdetta al traffico era davvero enorme!


(si ringraziano per le foto: Roberto Panucci, gli utenti Tumblr supercassiew, fueledbybands, mattcow84)

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