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sabato 14 giugno 2014

Gomorra finisce bene (la prima stagione) [SPOILER]

A volte si fa presto a gridare al capolavoro.
In Italia, poi, è ancora più facile, considerato il panorama desolante delle serie tv.
Eppure lanciarsi in lodi sperticate di Gomorra – La Serie è assolutamente doveroso: 12 episodi senza cali di tensione, senza sbavature. Compatti, emozionanti, sceneggiati e diretti magnificamente.

Il prodotto di Stefano Sollima, supervisionato dallo stesso Roberto Saviano, ha finalmente dimostrato (perchè, purtroppo, nel nostro Paese c'è sempre bisogno di dimostrare) che si può e si deve produrre fiction di altissima qualità senza ridursi a famiglie buoniste, nonni rincoglioniti, preti simpaticoni e bellocci/e inespressivi. Che il pubblico è pronto a premiare queste opere con ascolti altissimi. Che forse è sempre stato pronto, ma non gli è mai stato proposto un prodotto all'altezza dei concorrenti internazionali.

Adesso non ci sono più alibi. Certo, Gomorra – La Serie è stato uno sforzo titanico: quasi tre anni per pianificare, scrivere, trovare gli attori e girare la prima serie. Tutto nel nome di un verismo che è la vera formula magica del successo, dalla scelta di girare nei luoghi reali a quella di non romanzare troppo vicende e personaggi. Lo spettacolo c'è, eppure è tutto molto credibile. Certo, Shakespeare è dietro l'angolo, alcune soluzioni sono ovviamente tese a dare carisma ai protagonisti, ma il fatto che lo spettatore si ritrovi immerso in un universo dove tutti sono rappresentanti del male, senza vie di scampo o possibilità di identificarsi in un modello positivo qualunque, è importante e decisivo.

Tutti, in Gomorra, sono ammorbati da egocentrismo, ambizione, violenza, sopraffazione, rabbia, paranoia, assenza di scrupoli: nessun personaggio principale ne esce con un briciolo di dignità e di umanità. Persino chi, all'inizio, sembra essere il meno peggio si rivela essere il più spietato. Questo rende il telefilm un concentrato di tensione che cresce fino ad un finale orchestrato benissimo.

Una regia calibrata, una fotografia che cattura ed esalta ogni singolo dettaglio, un cast di volti sconosciuti perfettamente credibile e facce prese dalla strada di una bravura sorprendente. Tra queste ultime, il giovanissimo Danielino, ovvero Vincenzo, protagonista dei due episodi più emotivamente forti, che nella vita vera ha lasciato la scuola e poi è stato arrestato. Cose che alimentano polemiche, forse, ma che in quei luoghi sono all'ordine del giorno e confermano, se vogliamo, la necessità di mostrare certe aberrazioni che quotidianamente accadono sotto il cielo di Napoli (e non solo).

Dalla lotta per il potere agli agguati, dalle vendette alle estorsioni, dai figli indegni dei genitori ai giovani che non sanno cos'è il rispetto, dalle faide interne agli accordi trasversali per le scissioni. Non manca niente, in questa prima stagione di Gomorra, che si permette di terminare con un picco narrativo di una sparatoria durante una recita scolastica, un evento che altrove sarebbe potuto risultare esagerato ma che qui funziona perfettamente.


Adesso, col clan dei Savastano decimato dalla direzione impulsiva e inadeguata del figlio Gennaro (Genny!) - ferito gravemente ma non ucciso dal traditore Ciro di Marzio - e il ritorno dal capo don Pietro, sfuggito con un massacro al 41/bis, le cose si faranno ancora più serie. Il boss rivale, Salvatore Conte, avrà di fronte un avversario agonizzante ma non domo: e Ciro, che si è bruciato da entrambe le parti, che fine farà? Attendere sarà sfiancante, ma diamo piena fiducia al team di Gomorra per una seconda stagione all'altezza delle aspettative.

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