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mercoledì 23 luglio 2014

Equo compenso, Franceschini abbaia ad Apple (ma è colpa della SIAE)

Che cos'è l'equo compenso? In poche parole, una tassa che si paga ogni volta che compriamo dispositivi come smartphone, tablet, pc e memorie usb. Perché paghiamo? Perché su questi prodotti possiamo "copiare" file in teoria protetti dal diritto d’autore.

Morale della favola, dobbiamo pagare di più degli oggetti per un uso che nemmeno potremmo mai fare. 

Adesso, con un tweet, il ministro Dario Franceschini se la prende con Apple dicendo che questa si rivale gli utenti aumentando il prezzo dei suoi prodotti in Italia rispetto ad altre nazioni europee (nello specifico per l'iPhone 5S 16Gb). Peccato che sia stato lui stesso, con la firma del decreto che ha rivisto le tariffe dell’equo compenso per copia privata, ad aver permesso questa mossa che suona come una rivalsa.



Vediamo cosa dice il testo: 4 euro sugli smartphone  e sui tablet con 16 Gb di memoria, 0.36 euro sulle memorie USB con 4 Gb di capacità, 0.20 euro sui dvd.

Chi ci guadagna? La SIAE, con i conti perennemente in rosso. La Società che tutela gli autori e gli editori, da sempre investita da polemiche dei suoi stessi associati e dalle logiche interne molto opinabili, tenterà (con il beneplacito delle istituzioni) di guadagnare più soldi possibili attraverso il provvedimento.


Nella prova di forza tra produttori di prodotti elettronici e la SIAE, nel nostro Paese non poteva che vincere quest'ultima. Il Governo la tutela, poi lancia un (debole) monito verbale dicendo che a pagare devono essere i produttori e non i consumatori, e con la coscienza a posto si siede a guardare.

A guardare come i costi, naturalmente, vengono scaricati su chi vuole comprare.

C'è almeno un risvolto positivo in questo bel provvedimento (lo chiamiamo salva-SIAE? Sì, dai)? Forse avrà una ricaduta sulle abitudini degli italiani, anche quelle dei più "arretrati". Andremo tutti a comprare i prodotti online, sugli store digitali degli altri Paesi europei.

Applausi (registrazione non coperta da diritti d'autore).

lunedì 5 maggio 2014

GennyCuloPelù, le notizie che si mangiano le altre notizie (ma quali?)

Bikini provocateur (ci arriviamo tra poco)
“Cosa mi sto perdendo?”
Ecco, la domanda che mi pongo quando inizio a vedere per troppo tempo le stesse notizie - o non-notizie, a seconda del caso - sui media è più o meno questa.
Quando il martellamento acchiappa-clic (o share, o copie) inizia a battere su quei 3-4 tasti ripetuti per giorni, tra fatti, opinioni, repliche e controrepliche, “ironia della rete” (meravigliosa espressione ormai cult che prelude a utilissime gallerie di screenshot e meme rubati ovunque), finisce che mi sorge il dubbio che dietro a questo wall of sound si nasconda qualche altra nota.
Non che spesso gli argomenti su cui marcia la gioiosa macchina della grande informazione non siano fonte di riflessioni particolari: tipo la schizofrenia democratica relativa all'attacco di Piero Pelù al premier Matteo Renzi, che ha scoperto i nervi un po' poco elastici della sinistra sul diritto di critica e di provocazione da parte degli artisti.
Pieroooooooh, dai reality alla dura realtà.
O, passando a roba ben più grave, quanto accaduto durante la partita di calcio Fiorentina-Napoli, dove gli scontri, i feriti di cui uno gravissimo e il gioco subordinato ai diktat ultrà sono passati immediatamente in secondo piano rispetto alla prepotenza mediatica (in linea col personaggio) dell'ormai iconico Genny 'a carogna – che con quel nickname potrebbe essere messo tra Il Mastino e la Montagna del Trono di spade – capace di ispirare fin da subito, oltre ad accese discussioni, anche migliaia di parodie e pagine fan sui social. Rileggo questa frase e un brivido mi percorre la schiena, ma tant'è.
Paola Bacchiddu castigatissima (su Twitter)
C'è poi la vicenda del culo della responsabile della comunicazione della Lista Tsipras, Paola Bacchiddu (giornalista, co-fondatrice di Linkiesta). La storia è questa: le campagne mediatiche della lista elettorale, nonostante impegno e inventiva, non fanno breccia e la stampa non se ne occupa. Sicchè, quasi per disperazione, la Paola caccia fuori dal cilindro un gesto ironico di protesta. Pubblica su Facebook una foto delle vacanze dove a risaltare è il suo onestamente ragguardevole fisico, fasciato da un bikini bianco, e scrive: “Uso qualunque mezzo, votate Tsipras”. Apriti cielo.
Tutti i media, boccaloni, ci cascano. Iniziamo la galleria degli orrori.
  • “Provocazione”: vabbè, la posa della Bacchiddu non è delle più istituzionali, ma da quando un bikini è considerato provocatorio? Tra l'altro nello status che accompagna la foto non c'è neppure alcune accusa “provocatoria” (se vogliamo cercare anche un altro senso all'espressione) ma semplice ironia.
  • D'altra parte va registrato che questa trovata estemporanea, che ha avuto mediaticamente molto più successo di qualsiasi altra iniziativa studiata e meditata, suona quasi come un'abdicazione al ruolo di comunicatore. Dare alla gente quello che la gente vuole? Cercare la scorciatoia del facilona del “purchè se ne parli”? Sì, ma di cosa si parla: di Tsipras, dei suoi programmi, della sua lista? No. Si parla del culo di una che lavora per lui. Qualcuno andrà a cercarsi informazioni ulteriori sulla lista Tsipras? Non credo, magari qualcuno chiederà l'amicizia alla Bacchiddu su FB o si metterà a fare il lurker sul suo profilo a caccia di altre foto provocanti.
  • I media ci passano come i soliti boccaloni che si fotocopiano contenuti, senza neppure articolare troppo la questione, lasciando ai commentatori, sui loro blog ospiti delle varie testate, il compito di discettare sulle implicazioni di questa o quella reazione (anche lì, solita zuppa: bacchettoni vs. creativi con le varie sfumature).
Genny va come ciliegina sulla torta. Ciao.
Sipario, fino al prossimo fenomeno di costume, litigio o personaggio equivoco, ormai un appuntamento che si verifica con frequenza piuttosto allarmante.

Ah, per chi si ricordasse la domanda iniziale: forse, accecati e rintronati dalla virulenza del concerto di Genny & culi, ci stiamo perdendo per strada informazioni su come stia procedendo il dibattito sul lavoro, sui beneamati 80 euro per 11 milioni di italiani e le perplessità dell'Unione europea sulla ripresa economica del nostro Paese, con i dati dell'Istat per nulla confortanti anche in vista del prossimo anno... 

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